Una prospettiva storica su Ucraina e Russia

La conferenza “Una prospettiva storica su Ucraina e Russia” promossa dall’associazione “Storia per tutti” ha approfondito le dinamiche storiche e geopolitiche necessarie per comprendere le cause e i possibili esiti del conflitto attualmente in corso.

Svoltasi presso l’Università degli Studi di Milano il 18 marzo 2026 grazie alla partecipazione della Professoressa Giulia Lami (Università degli Studi di Milano), del Professore Aldo Giannuli (già Professore all’Università di Bari e poi all’Università degli Studi di Milano) e di Mirko Campochiari (esperto di storia militare, responsabile del canale YouTube “Parabellum”), l’incontro ha delineato un quadro che lega la memoria storica dell’Europa orientale e dell’identità ucraina alle mutazioni geopolitiche globali.

L’intervento della Prof.ssa Giulia Lami ha aperto i lavori rintracciando le radici profonde dell’attuale crisi nella mancata integrazione dell’Ucraina nella mappa politica europea del primo dopoguerra.

A differenza delle repubbliche baltiche, l’Ucraina ha conservato a lungo lo status di “Stato cuscinetto”, compressa tra l’orbita sovietica e un Occidente riluttante a superare le proprie “linee rosse” diplomatiche. Questo nonostante una costante spinta all’occidentalizzazione, culminata nell’indipendenza del 1991, ottenuta nel pieno rispetto della legalità e delle procedure previste dall’ordinamento sovietico.

Secondo Lami, la rottura definitiva con Mosca non è solo politica, ma antropologica: la società ucraina, storicamente legata a tradizioni multinazionali, come quelle della Confederazione Polacco-Lituana, tende a opporsi al potere centralizzato, contrastando l’idea russa di un mondo “unico e indivisibile” che è emersa più volte con forza nel corso del XX e del XXI secolo.

La studiosa ha sottolineato come la resistenza odierna sia la prova dell’esistenza stessa della nazione: “L’Ucraina resiste perché esiste”, avendo scelto di riprendere in mano un destino troppo a lungo imposto da attori esterni.

Mirko Campochiari ha integrato la prospettiva storica con un’analisi sociologica. Ha definito il conflitto come un vero e proprio “Risorgimento Ucraino”: un processo di identificazione popolare accelerato proprio dall’aggressione russa.

Campochiari ha analizzato come in passato vi furono tentativi di una legittimazione di uno Stato di Ucraina a partire dalla Conferenza di Versailles, dove una delegazione ucraina propose uno Stato con confini simili agli attuali, idea che peró venne respinta dagli occidentali che faticavano a comprendere le questioni orientali.

Campochiari ha evidenziato un paradosso sociologico: la generazione che oggi combatte (40-50enni) per l’Ucraina è quella che ha vissuto l’URSS e ha deciso consapevolmente di distaccarsene, a differenza della stessa generazione russa che vede la disgregazione dell’Unione sovietica come un risultato di pressione occidentale, idea che porta dunque a una mancata analisi interna dell’intero sistema e delle cause che ne determinarono la fine.

Secondo lo studioso, il motivo fondamentale per cui Putin decise di intraprendere la guerra fu il rischio di un’Ucraina troppo vicina al mondo occidentale, situazione che poteva diventare pericolosa per la tenuta sia della Bielorussia, sia della Russia stessa.

Interessante la sua riflessione sul “fattore resilienza”: gli ucraini sono “duri quanto i russi”, forgiati da decenni di difficoltà economiche post-sovietiche, il che rende il collasso del fronte interno meno immediato di quanto si sarebbe potuto supporre dalle prime analisi.

Secondo il Professore Giannuli, viviamo in un’epoca di Neoimperialismo dove il diritto internazionale ha perso la sua funzione di freno. Putin non agisce solo per calcolo strategico, ma per una visione “Neozarista” che recupera figure come Pietro il Grande e Ivan il Terribile: senza l’Ucraina, l’Impero Russo non può esistere simbolicamente.

Questa idea di espansione, che è tornata in auge in seguito alla caduta dell’Unione Sovietica, è stato quasi totalmente accettato presso determinate nazioni, tra cui proprio la Russia.

Giannuli ha lanciato un monito sull’Occidente, definendolo “un’espressione geografica, non più politica”. Ha analizzato il disegno di Trump come un ritorno all’isolazionismo americano che delegherebbe il controllo dell’Europa alla Russia e del Medio Oriente a Israele per tentare di isolare completamente la Cina.

In questo contesto, l’Europa appare paralizzata: le classi dirigenti vivono in un mondo ormai passato e rifiutano la “politica di potenza”, rischiando la marginalizzazione in un nuovo ordine mondiale.

Giannuli sottolinea come l’attuale crisi democratica sia il terreno ideale per l’espansione dell’impero, una struttura che storicamente non ha mai accettato di scendere a patti con i principi della democrazia.

La sessione delle domande ha toccato vari temi: è emerso un quadro di forte incertezza per Volodymyr Zelensky, la cui popolarità è in calo dopo la controffensiva del 2023. Giannuli e Campochiari hanno concordato nel vedere nell’ex generale Valerii Zaluzhnyi l’unica alternativa popolare credibile, sebbene il passaggio di consegne in tempo di guerra presenti rischi enormi per la stabilità della catena di comando.

Infine, il collegamento con il conflitto in Medio Oriente è stato descritto come una manovra a vantaggio della Russia: la crisi iraniana e israeliana sottrae risorse e attenzione all’Ucraina, costringendo Kyïv a competere per gli stessi armamenti occidentali (es. sistemi Patriot) necessari su entrambi i fronti.

Il confronto ha evidenziato una critica corale alla paralisi dell’Unione Europea: se la Prof.ssa Lami ha denunciato l’incapacità dell’UE di adattare le proprie “vele” alla navigazione in un contesto geopolitico mutato, Giannuli ha rincarato la dose definendo la NATO un’entità ormai priva di sostanza politica, esortando l’UE a una seria considerazione dei suoi meccanismi di sovranità per evitare l’irrilevanza, nonostante la resistenza dei vari apparati nazionali. A queste analisi si è aggiunta la riflessione di Campochiari, che ha ravvisato nella classe dirigente europea una pericolosa ripetizione di errori storici legati all’impreparazione militare e industriale, tipici dei periodi pre-bellici del secolo scorso.

Margherita Nikpalj