Milano, 16 marzo 2026
Il tema dell’incontro – l’effettiva rilevanza del Futurismo nella mobilitazione a favore dell’intervento nella Grande Guerra – è stato vivacemente trattato nell’ambito del ciclo di conferenze “Sguardi sulla storia contemporanea”, organizzato dal professor Mauro Elli dell’Università degli Studi di Milano, da parte della professoressa Selena Daly (University College London). Storica specializzata in storia e cultura italiana, ha scritto articoli accademici su una vasta gamma di argomenti, tra cui l’arte e la letteratura del movimento d’avanguardia italiano, il Futurismo. Attualmente è impegnata nella stesura di un libro sull’emigrazione italiana vista in un’ottica globale. L’intervento ha analizzato l’evoluzione del movimento futurista nel contesto della Prima guerra mondiale. L’obiettivo era comprendere come il Futurismo, nato come avanguardia artistica, si sia progressivamente trasformato in un fenomeno anche politico, e quale sia stato il suo reale impatto nel dibattito interventista italiano.
La discussione è iniziata con una breve panoramica sul termine Futurismo, prima avanguardia europea. Fondato nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti, nasce come movimento artistico-letterario orientato alla celebrazione della modernità, della velocità, della città, della rottura radicale con il passato e dell’idea di una rinascita della cultura italiana. Fin dall’inizio propone una visione iconoclasta e radicale: distruzione delle istituzioni culturali tradizionali e fusione tra arte e vita. Sebbene inizialmente centrato sulla letteratura, il movimento si sviluppa soprattutto nelle arti visive (con figure come Umberto Boccioni e Carlo Carrà), oltre che in ambiti come musica, teatro e persino moda e cucina. Milano rappresenta il centro originario, con altri nuclei importanti a Firenze e successivamente a Roma.
Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento, è presentato come una figura eccentrica, dotata di una solida base culturale. In particolare, Daly ha sottolineato come si trovasse maggiormente a suo agio a parlare e scrivere in francese, lingua nella quale fino al 1912 redige i testi del Manifesto del Futurismo. Marinetti dispone inoltre di un patrimonio di un certo rilievo, che gli consente di far fronte personalmente alle spese del movimento, senza la necessità di ottenere immediatamente il consenso del pubblico.
Un elemento centrale dell’ideologia futurista è la glorificazione della guerra, definita da Marinetti “sola igiene del mondo”. La guerra viene concepita come forza rigeneratrice capace di distruggere il passato e creare una nuova società. Questa visione emerge anche nelle opere letterarie, come Zang Tumb Tumb (1914), in cui il conflitto viene trasformato in esperienza estetica attraverso le “parole in libertà”.
Tuttavia, l’analisi di Daly mette in discussione la storiografia tradizionale, che attribuiva ai futuristi un ruolo decisivo nell’interventismo italiano. Attraverso un uso più ampio delle fonti (stampa, documenti ufficiali, corrispondenza privata), emerge che il loro impatto politico fu in realtà piuttosto limitato. La stampa contemporanea li considerava marginali e spesso ridicolizzava le loro azioni, percepite come teatrali e poco rilevanti. Inoltre, allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, i futuristi manifestano un atteggiamento inizialmente ambiguo. Se da un lato sostengono ideologicamente la guerra, dall’altro reagiscono in modo disomogeneo alla neutralità italiana. In contrasto con l’attivismo interventista di Marinetti, emergono esitazioni e preoccupazioni personali (come nei casi di Fortunato Depero e Gino Severini). Lo stesso Marinetti attraversa una fase iniziale di circa sei settimane di paralisi, che contraddice la narrazione di un attivismo immediato.
Le prime azioni interventiste del movimento, tra settembre e dicembre 1914, si rivelano episodiche e di scarso impatto. Manifestazioni come quelle al Teatro Dal Verme o alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano vengono sostanzialmente ignorate dalla stampa o trattate con ironia. Di fronte a questo esiguo riscontro, Marinetti sente piuttosto il bisogno di riprendere le attività artistiche sospese all’inizio della guerra, dichiarando apertamente che il Futurismo è innanzitutto un movimento artistico. Cerca così di ripresentare l’arte come un atto politico e la guerra come unica fonte di ispirazione dell’arte. Anche i rapporti con altre importanti figure dell’interventismo, come Benito Mussolini, risultano limitati e non indicativi di una reale alleanza politica, evidenziando piuttosto una subordinazione dei futuristi, che non riescono a imporsi come protagonisti della mobilitazione politica.
Con l’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915, il Futurismo conosce una svolta significativa. Molti esponenti del movimento si arruolano volontari nel Battaglione Lombardo Ciclisti e Automobilisti, tra cui lo stesso Marinetti e Umberto Boccioni. Il battaglione è fortemente patriottico e vicino alle posizioni irredentiste. Nel luglio 1915 i soldati futuristi partono da Milano e vengono impegnati in una formazione militare piuttosto composita nei pressi del Lago di Garda. Nel settembre dello stesso anno il battaglione VCA viene trasformato in un’unità alpina e coinvolto nella presa della posizione austriaca a Dosso Casina; il mese successivo viene già sciolto. Questa esperienza militare al fronte, sebbene molto breve, viene subito trasformata in materia di propaganda: la guerra è rappresentata come esperienza esaltante, eroica, gioiosa e persino ludica, priva di paura e sofferenza, in linea con l’estetica futurista. Anche il paesaggio alpino viene reinterpretato secondo categorie futuriste, assimilato simbolicamente ai grattacieli della modernità urbana. Tuttavia, questa narrazione tende a occultare gli aspetti più drammatici del conflitto.
A partire dal 1916 si assiste a un cambiamento sostanziale, evidente in ciò che Daly ha definito “futurismo moderato”. Il movimento abbandona progressivamente le posizioni più radicali dell’avanguardia per adottare forme espressive più accessibili e concilianti. Questo mutamento è presente sia nella produzione artistica e letteraria — che diventa più ordinaria linguisticamente e commerciale — sia nel rapporto con il pubblico, ora considerato con maggiore attenzione. In questo periodo i futuristi, anche grazie alla partecipazione diretta alla guerra come volontari, ottengono un maggiore riconoscimento da parte della stampa, cha passa dall’ironia precedente a un atteggiamento più rispettoso. Marinetti stesso modifica la propria strategia, cercando un equilibrio tra avanguardia artistica e comunicazione di massa.
Parallelamente emerge una distinzione tra dimensione artistica e una crescente dimensione politica. Nel 1918 viene elaborato il Manifesto del Partito Politico Futurista, che segna un passaggio cruciale: si può essere futuristi in politica anche senza aderire all’estetica del movimento. Ciò rappresenta una rottura profonda rispetto al progetto originario di fusione tra arte e vita, anche se tale progetto rimane in gran parte teorico fino al dopoguerra.
Nel complesso, la Prima Guerra Mondiale rappresenta un momento cruciale di trasformazione per il Futurismo. Il movimento opera una transizione da avanguardia artistica radicale a fenomeno più integrato nel contesto sociale e politico, rinunciando in parte alla propria carica innovativa per raggiungere un pubblico più ampio. Questa transizione comporta una sorta di “normalizzazione” e, in certa misura, anche una perdita della sua originaria funzione di rottura.
Dal punto di vista metodologico, il lavoro di Daly ha evidenziato i limiti della storiografia precedente, spesso basata sulle auto-rappresentazioni dei futuristi stessi, in particolare di Marinetti. L’analisi critica delle fonti mostra come il movimento abbia amplificato la propria importanza, costruendo una narrazione propagandistica, non sempre corrispondente alla realtà, che ha portato a una sopravvalutazione del suo ruolo politico. Solo attraverso la correlazione di tipologie diverse di fonti, per altro già disponibili, è possibile restituire un quadro più equilibrato e realistico del ruolo dei futuristi durante il dibattito sull’intervento italiano e nel conflitto.
Nel suo intervento conclusivo, Elli ha fatto emergere una riflessione più ampia: la guerra, lungi dall’essere solo un’esperienza estetizzata e glorificata, rivela una tensione tra rappresentazione e realtà. Nei futuristi prevale una narrazione eroica e ludica del conflitto, che contrasta con visioni tragiche presenti in altre testimonianze del tempo. Questo evidenzia il carattere profondamente ideologico e propagandistico della loro produzione durante il conflitto.
Marco Dell’Oro