Performing Power – Speakers and Audiences in Antiquity

L’8 e il 9 ottobre si è tenuto il convegno conclusivo del progetto di ricerca Prin “Performing power”, un progetto di ricerca nazionale frutto della collaborazione tra l’Università di Milano, Siena e Bologna, del quale è referente e coordinatrice scientifica la professoressa Lucia Cecchet. Il convegno si è concentrato sul tema degli spettatori e del pubblico uditore dei discorsi pubblici nel mondo antico.

L’incontro si è aperto con la lezione Keynote della professoressa Lene Rubinstein, docente presso l’Università “Royal Holloway” di Londra, sul tema “Double edged swords? Hope, trust, and confidence in deliberative oratory ancient and modern”, che ha illustrato la rilevanza e l’attualità per il dibattito pubblico contemporaneo delle tecniche impiegate dagli oratori antichi. In particolare la studiosa si è concentrata sui benefici e sui rischi che le strategie retoriche, già individuate e illustrate da Aristotele, portano con sé nel mondo contemporaneo; esse infatti possono essere impiegate sia per convincere il pubblico ad appoggiare cause come la lotta al cambiamento climatico, sia per favorire politiche estreme e populiste. Queste ultime sono particolarmente pericolose in quanto si basano su sentimenti negativi, che per loro natura richiedono un complesso intervento di decostruzione; secondo la professoressa centrale è quindi il ruolo della speranza, la quale può sì essere un’efficace medicina, ma anche, se falsa, solo un altro strumento nelle mani dei demagoghi.

La prima sezione, dedicata alle strategie della retorica, si è aperta con l’intervento del professor Stefano Caneva (Padova) “Avoiding, delaying, interrupting speeches: silence in ancient Greek political communication, between failure and strategy”. Il professore ha illustrato la duplice natura del silenzio nella comunicazione orale, capace di trasmettere incertezza, come nel caso dell’oratore che rimane senza parole, o al contrario precisione e concisione. Il silenzio è anche importante per mantenere il ritmo del discorso ed è, per il ricercatore, un utile strumento per ricostruire i movimenti dell’oratore, poiché il silenzio era spesso accompagnato da momenti di assorta immobilità.

Il secondo intervento, a cura del dottor Matteo Barbato (Milano), è intitolato “Competing populisms: Cleon and his rivals in Aristophanic comedy”. L’autore ha utilizzato le commedie di Aristofane, le Vespe in particolare, per gettare luce sul discorso politico interno all’élite e, più in generale, alla polis ateniese. L’intervento si inserisce nel dibattito riguardo al “partito” di Aristofane, tradizionalmente considerato conservatore. Lo studioso, attraverso una nuova lettura delle commedie, mette in evidenza una critica alla politica più trasversale, espressione di un discorso di stampo populista che trascende le classiche divisioni interne all’élite.

La seconda sezione è stata dedicata ai diversi contesti del discorso pubblico ed è stata aperta dall’intervento del professor Christian Mann (Mannheim) dal titolo “Sport and court: framing litigants via athletics in Athenian forensic speeches”. Il professore ha discusso la pervasività della metafora sportiva nell’oratoria forense ateniese, mostrando i paralleli tra l’attività dell’atleta e lo svolgimento del processo. Nell’intervento è stato sottolineato come lo sport fosse utilizzato in maniera ambivalente dagli oratori. Gli atleti potevano essere oggetto di vanto e di lustro per la polis e i suoi cittadini, ma anche bersagli di critiche ed esempi negativi a causa del loro scarso contributo al benessere civico. Questo dimostra come lo sport, così importante nella vita della polis greca, possa essere una utile lente per indagare la società antica.

La prima giornata si è conclusa con l’intervento del professor Edoardo Bianchi (Verona) “Forms of public communication in Plutarch’s ‘Life of Pyrrhus’ , in cui è stata proposta una lettura dell’opera di Plutarco in una prospettiva di storia culturale. Infatti i vari discorsi riportati da Plutarco permettono di comprendere le tecniche comunicative di un ampio spettro di persone: cittadini, senatori e re.

Il 9 ottobre il convegno si è concluso con quattro interventi dedicati all’uditorio antico. Il primo è stato l’intervento della professoressa Demetra Kasismis (Cambridge), dal titolo “The covert fraternal alliance of the hippocratic oath”. Attraverso l’interessante lente delle dinamiche di genere, si sono illustrate le strategie che gli ippocratici dovevano utilizzare per rassicurare i pazienti e, soprattutto, i kyrioi (capi famiglia). In questo senso il giuramento stesso e, in particolare, la promessa di non praticare aborti e di non aiutare le donne a praticare la contraccezione, non deve essere letto come il risultato di una valutazione etica, ma come una strategia deliberata impiegata dal medico per non mettere in crisi le strutture patriarcali interne alla famiglia antica. L’intervento ha quindi sottolineato l’alleanza tra medico e capo famiglia (kyrios) nel sostenere l’impianto familiare e come questa alleanza, insieme all’apertura e alla condivisione dell’insegnamento ippocratico stesso, abbia permesso agli ippocratici di avere un enorme successo.

La dottoressa Serena Barbuto (Milano) ha poi presentato il suo intervento “The words of reconciliation: political speeches and bipartisan rationale in the aftermath of the 403 Athenian stasis”. Per analizzare questo importante momento della storia ateniese la dottoressa si è concentrata sui testi di Senofonte e di Lisia. Dopo la vittoria militare del gruppo democratico guidato da Trasibulo, ad Atene vi era necessità di ricostituire un corpo civico coeso; analizzando alcuni dei discorsi è possibile notare come i Trenta siano stati utilizzati come capro espiatorio per giustificare l’amnistia comminata ai loro seguaci. Questa strategia, figlia di una vittoria non così schiacciante come le fonti possono indurre a credere, ha effettivamente avuto successo e, attraverso l’azione di alcuni membri dell’élite, nel lungo periodo ha permesso di ricomporre l’unità cittadina.

Il professor Christos Kremmydas (“Royal Holloway”, Londra) nel suo intervento “P. Berl. 13405 and the reception of the second sophistic in Egypt in the 3rd century AD” ha discusso come l’imitazione di esempi letterari attestata da frammenti papiracei rinvenuti ad Ermopoli possa aiutare a ricostruire la scena culturale dell’Egitto del terzo secolo d.C. In particolare lo studioso si è concentrato su Elio Aristide e sulla sua importanza come modello per l’oratoria.

Ha concluso il convengo l’intervento intitolato “Oratori e pubblico dell’autobiografia di Libanio: il ruolo dell’audience” della professoressa Milena Raimondi (Milano “Cattolica”). Per discutere del ruolo dell’audience, è necessario analizzare non solo il testo del discorso, ma anche il suo contesto; l’opera di Libanio, per quanto complessa, è molto utile in questo senso perché è affiancata da un esteso epistolario. All’interno dell’opera il ruolo dell’audience è molteplice: se inizialmente serve ad accreditare l’oratore (e a screditare i suoi avversari), nella seconda parte dell’autobiografia Libanio si concentra di più sulla composizione del suo pubblico. L’autore nelle sue descrizioni del pubblico lascia intravedere un’interessante contrapposizione tra il potere locale cittadino, incarnato dal retore e dal suo pubblico, e il potere centrale, incarnato dai funzionari, che dal pubblico sono esclusi.

Nel corso del convegno e attraverso i numerosi interventi è stato  possibile constatare quanto importante sia il ruolo del pubblico e quello dell’uditorio nell’oratoria antica; non solo in quanto elementi imprescindibili del contesto in cui l’oratore si trovava, ma come utilissimi strumenti d’indagine storica per comprendere appieno la società e il vivace dibattito culturale in cui i retori erano immersi nei diversi momenti della storia del mondo antico.

Andrea Bonini