In questo semestre dell’a.a. 2025/26 si è svolta la seconda metà del ciclo di incontri “La cultura visuale del mondo antico: storia e ricezione” coordinato dalle professoresse Laura Mecella e Lucia Cecchet. Tutti gli incontri di questo ciclo rientrano nel progetto “IMAGINeS” – Bando “Dipartimenti di Eccellenza 2023-2027” attribuito dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
La prima lezione, intitolata “Remembering a Roman Life”, è stata tenuta dalla professoressa Marietta Horster, dell’università di Mainz. Dopo aver sottolineato la differenza tra il rapporto moderno e quello romano con i monumenti funebri, Horster si è concentrata sui mutamenti che hanno attraversato le epigrafi e le rappresentazioni funebri nel corso del I secolo a.C. In particolare ha mostrato come i monumenti, e di conseguenza anche le epigrafi che li adornavano, hanno iniziato a essere collocati in luoghi sempre meno pubblici, come i cortili privati, rendendone difficile la visibilità per chi non vi aveva diretto accesso. Allo stesso modo la studiosa ha evidenziato come molti monumenti siano accompagnati da rappresentazioni iconografiche, che spesso a noi possono risultare ambigue o di difficile lettura. Proseguendo con la lezione, Horster si è poi occupata delle tombe monumentali e di come contenessero spesso anche le ceneri di personaggi di cui ignoriamo il nome, come schiavi e liberti. La lezione è stata un’occasione per riflettere sull’importanza del contesto nella valutazione delle epigrafi, così da completare il significato tramandato dal solo testo; nel caso specifico dei monumenti funebri, la professoressa ha evidenziato la tensione tra la rappresentazione standardizzata visibile al pubblico, che da lontano poteva comunque coglierne i tratti salienti, e quella privata dell’iscrizione, visibile solo a chi visitava il monumento.
La seconda lezione intitolata “Iconografie monetali, comunicazione politica e legittimazione imperiale tra il III e il IV secolo d.C. ovvero, dell’assenza di grandi discontinuità” è stata tenuta dal professor Filippo Carlà-Uhink dell’Università di Potsdam. Nel corso della lezione Carlà-Uhink ha evidenziato come la presa di potere di Diocleziano sia in continuità con eventi e fenomeni precedenti e non rappresenti una netta cesura nella comunicazione politica, come invece si tende spesso a considerare. Ciò è visibile attraverso un’attenta analisi delle monete e di ciò che rappresentano. In particolare, l’intervento si è concentrato sull’importanza delle monete nello studio della storia culturale, più che di quella economica. Diocleziano in questo senso non è un momento di particolare rottura; la concordia, per esempio, è un valore richiamato in tutti i casi di collegio imperiale. Le rappresentazioni iconografiche in cui le coppie di Augusti e Cesari vengono raffigurate identiche tra loro andrebbero riesaminate; le coppie infatti non sono perfettamente identiche, ma solo molto simili. Tale similitudine potrebbe essere solo apparente, perché all’osservatore moderno manca il contesto in cui queste rappresentazioni venivano poste. I tetrarchi vengono rappresentati in maniera non dissimile dai ritratti imperiali dei predecessori. È piuttosto Costantino a distaccarsi, seppur gradualmente nel corso del suo lungo governo, dai modelli precedenti. Nel corso della lezione Carlà-Uhink ha dimostrato una tesi stimolante, portando l’attenzione su discontinuità solo apparenti attraverso le fonti numismatiche e iconografiche.
Nella terza lezione, intitolata “Iconography of a Daughter of the Sun: Circe from Dawn to Dusk”, la professoressa Evanghelia Stead dell’università di Paris-Saclay si è occupata della ricezione di Circe nell’arte, con particolare attenzione al fin de siècle. Attraverso l’analisi della rappresentazione di Circe nel tempo, Stead ha mostrato come la figura di Circe e le sue caratteristiche si siano evolute. L’aspetto solare, presente nell’Odissea, viene presto abbandonato in favore della stregoneria e della metamorfosi. Nel XIX secolo Circe viene spesso rappresentata come una strega, una femme fatale con connotazioni bestiali, in grado di dominare gli uomini. Il dominio sugli istinti animali degli uomini e la loro trasformazione in maiali è ciò che emerge con maggior forza sul finire del XIX secolo. Stead ha mostrato come il maiale assuma una posizione centrale nelle rappresentazioni; Circe è ormai spogliata di ogni caratteristica divina e di ogni rimando al mito, è la donna che risveglia il maiale presente nell’uomo. In questo senso ogni donna attraente può essere Circe. La lezione ha mostrato il modo in cui il mito può essere reinterpretato e trasformato nel corso della storia, fino a perdere quasi del tutto il contatto con le proprie origini.
L’ultimo incontro, dal titolo “Symbola theon: ritratti imperiali e icone divine nella propaganda ellenica di Flavio Claudio Giuliano”, è stato tenuto dalla professoressa Maria Carmen De Vita dell’Università di Siena. Nel corso del suo intervento la De Vita ha trattato dell’imperatore Giuliano, nella sua doppia veste di filosofo e teorico dell’immagine e di imperatore e soggetto delle immagini. La filosofia del III e del IV secolo rifletteva già da lungo tempo sul ruolo dell’arte e delle immagini, che non sono più semplici imitazioni della natura, ma “riflessi” delle idee. L’arte diventa dunque oggetto liturgico, in grado di sollecitare la presenza del divino. Giuliano si inserisce in questo contesto anche come teorico e, attraverso la sua polemica sull’appropriazione delle immagini e degli spazi rappresentativi da parte dei cristiani, ci offre uno spaccato della cultura visuale del IV secolo. De Vita ha poi analizzato alcuni degli scritti di Giuliano, illustrandone le complesse posizioni filosofiche e come esse si siano declinate nella sua propaganda. Nel corso della lezione la professoressa De Vita ha toccato il vivace dibattito culturale dell’epoca di Giuliano, mostrando come le idee dell’imperatore andassero ben oltre la semplice polemica anti-cristiana e vadano analizzate alla luce della tradizione filosofica a lui precedente.
Gli incontri sono stati un’occasione per entrare in contatto, con approcci anche diversi tra loro, con il mondo della rappresentazione visuale del mondo antico e la sua trasmissione. Gli interventi sono stati anche utili per stimolare il dibattito e la ricerca su questi temi estremamente affascinanti.
Andrea Bonini